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Perengana
di Roberto Vacca


Una recensione di Carlo Santulli

Nella vita di uno scrittore, ci sono a volte dei temi che ricorrono, come metafora di sentimenti più complessi, oppure semplicemente come utili e molteplici rappresentazioni di una realtà vissuta e sperimentata in prima persona. E' il caso delle cronache da Perengana per Roberto Vacca, che nel corso di oltre quarant'anni rappresentano uno scenario nel quale si svolgono vicende di vario genere, che toccano tutti gli aspetti della vita perengana, dall'amministrazione della giustizia all'innovazione tecnologica, dalla televisione di stato all'economia: si tratta di fantapolitica con intento satirico, in questo senso non un genere nuovo da Jonathan Swift in poi, in un solco tracciato addirittura dagli utopisti rinascimentali, come Thomas More, Bruno e Campanella.
La differenza però con la fantapolitica tradizionale è che Roberto Vacca può non soltanto presentare le ridicolaggini di un paese mal organizzato ed anche peggio governato, ma anche proporre delle soluzioni non utopistiche, da buon ingegnere dei sistemi, soluzioni basate ovviamente su quello che potremmo definire il "buon senso" ingegneristico. E, a parte il fatto che la mia considerazione per gli ingegneri e per la loro versione di "buon senso" può essere (ed è) leggermente più opaca e sbiadita di quella di Vacca, bisogna ammettere che le vicende di Perengana ed i tentativi del protagonista di migliorarne le condizioni di vita, spiegano bene le cose che non funzionano in Italia. Certo, è un bella sfida tentar di spiegare con la stessa metafora l'Italia degli anni '50 e quella di oggi, e non riuscirebbe se le cronache perengane non fossero divertenti: in realtà lo sono, anche se il loro spirito non si differenzia da quanto Vacca fa nella sua produzione diciamo "di servizio", nel senso più nobile del termine, come per esempio "Anche tu fisico" e "Come imparare più cose e vivere meglio". L'idea dell'autore è di spiegarci le mosse che sarebbe logico, forse ovvio, fare, ma che per qualche motivo (spesso molto meno logico) pochi fanno: non pretende di narrarci delle cose del tutto nuove, ma vorrebbe convincerci che molto di quel che sappiamo, o potremmo apprendere, non lo utilizziamo. Nelle cronache perengane l'arma è la satira, ed è chiaro che la spiegazione fantapolitica può essere personale, individuando per esempio una delle ragioni dell'arretratezza del nostro paese, cioè di Perengana, negli anni '50 nel clericalismo e nell'integralismo.
Personalmente ed onestamente, mi sento obbligato a dare un'altra lettura alle cronache perengane, per una serie di ragioni: non vedo il clericalismo alla base della nostra presunta arretratezza del dopoguerra (eh sì, sono cattolico), non credo che proporre ad un paese mediterraneo di diventare più anglosassone sia realizzabile né auspicabile, ho delle enormi incertezze sul fatto che veramente l'Italia debba investire nella ricerca, quando è un paese che si sta deindustrializzando a passi da gigante; per non parlare dell'idea della repubblica presidenziale, che vedo come un incubo, e mi fa pensare più all'Argentina o ad Haiti che alla Francia. Non a caso, in un recente commento, l'autore si trova ad ammettere che la satira non è servita, perché l'Italia è, se possibile, peggio di prima, se vista da Perengana: la mia modesta interpretazione è che l'Italia va in una propria direzione, unica e difficilmente modellizzabile; forse ci si dovrebbe concentrare a capire perché ci va, ma questo è un altro discorso, e forse c'entra la psicologia dell'Italiano medio più che l'ingegneria dei sistemi. D'altronde anche Perengana, alla fin fine, è un paese ricco d'arte e di cultura, dove si viene in vacanza volentieri, perché il clima è mite, e si mangia bene, a partire dalla soppetta do indihente, piatto tipico perengano. Ci piaccia o no, il nostro paese è proprio questo.
Tolto tutto questo, cioè il versante politico, rimane quello della fantasia, e leggendole così come, per le ragioni suesposte, mi trovo costretto a fare, le cronache perengane restano una lettura affascinante: il gusto della contaminazione linguistica specialmente, con questa strana lingua tra latino, spagnolo e maltese, con qualche traccia di portoghese, e l'invenzione di personaggi bizzarri, con una loro logica contorta, ma a modo loro coerenti, o meglio coerenti a quello strano modo di sviluppo che Perengana ha scelto per sé.
Alcuni scritti perengani, riletti nel tempo, fanno quasi sorridere, come può sorridere qualcuno che conosca il finale di una storia di cui legga soltanto il preambolo. Per esempio, lo scritto sulla televisione ci ricorda in controluce la cosiddetta riforma della RAI che nel '75-'76 doveva introdurre una diversa televisione, più libera, più moderna: in realtà la modernità si limitò alle gambe delle ballerine o poco più, mentre nella realtà i partiti si impadronirono definitivamente dell'azienda. E la stessa impressione si ha quando Vacca accenna a problemi annosi, come l'evasione fiscale o le lungaggini processuali: anche qui, la fantapolitica è rimasta, tristemente, molto fantastica e poco politica. Ecco, invece il nostro paese si è sviluppato dal punto di vista informatico, cosa che Vacca ancora solo dieci anni fa auspicava, senza essere molto ascoltato. Invece, i cosiddetti problemi strutturali sono ancora tutti al loro posto. Ed è il momento in cui la fantapolitica diventa storia in controluce, vista attraverso lo specchio di Alice nel paese delle meraviglie, dove però di meraviglioso c'è solo il nostro fantastico immobilismo (blokeadella, per dirlo in perengano) ed inazione di fronte al "buon senso", che rivela in controluce tutte le storture del modo di vivere italiano, che sono in fondo, a ben guardare, le storture della maggior parte dell'umanità. Anche per questo, credo, esiste la fantascienza.

"Perengana" è scaricabile al prezzo di 13 Euro su
www.printandread.com



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